PRIVACY E MOTORI DI RICERCA IN EUROPA: GOZI (PD) GLI OPERATORI SI ADEGUINO

PRIVACY E MOTORI DI RICERCA IN EUROPA: GOZI (PD) GLI OPERATORI SI ADEGUINO

Il Gruppo di lavoro dei Garanti Privacy europei (Article 29 Working Party) ha tenuto il 10 febbraio la sua 69esima riunione plenaria, a Bruxelles. Un tema cruciale è stato il confronto con gli operatori sul parere reso dalle autorità UE nell’aprile 2008, proprio relativo alla protezione dei dati nei motori di ricerca: hanno partecipato al dialogo Microsoft, Yahoo, Google e IXquick. L’on. Sandro Gozi, membro dell’Intergruppo Parlamentare sulla Privacy e capogruppo del Partito democratico in commissione per le Politiche comunitarie della Camera, commenta positivamente: “Di questi argomenti, si è parlato anche alla recente tavola rotonda in Camera dei Deputati con gli esperti dell’Istituto Italiano Privacy. Quando cerchiamo qualcosa on line, paghiamo il servizio – apparentemente gratuito – cedendo i nostri dati personali e spesso non ce ne accorgiamo. I motori sanno tutto di noi, servono dunque nuove regole. Nel confronto di Bruxelles, l’Article 29 Working Party ha giustamente raccolto con estremo favore la proposta Microsoft, di stabilire tempi e modi standard di data-retention, anonimizzazione e informativa agli utenti uguali per tutti gli operatori, sottolineando che tali standard dovranno essere basati sulla normativa europea. I punti chiave sono infatti due: in primo luogo, perché le regole siano efficaci devono essere condivise e rispettate da tutti; secondo, non basta parlare di quantità e di durata di conservazione delle informazioni, mentre serve porre attenzione alla qualità del trattamento di dati, alla certezza della loro successiva anonimizzazione completa e irreversibile, alla chiarezza e comprensibilità delle informative, che devono essere fornite agli utenti prima – e non dopo – l’utilizzo dei motori di ricerca.”<fontsize=2 face=”Verdana” color=”black”>

Gozi aggiunge: “Ci domandiamo, tuttavia, quanto tempo debba passare prima che i motori di ricerca – e in particolare chi tra essi copre la maggior fetta di mercato – si adeguino a tali indicazioni e ai già chiarissimi criteri sanciti a livello europeo. Il parere dei Garanti UE risale a quasi un anno fa, ci chiediamo se non sia il caso di accelerare il processo di loro regolarizzazione anche con provvedimenti di richiamo a livello nazionale. Una migliore protezione dei nostri dati su internet è urgente, ed è bene che la competitività delle imprese ICT si basi sempre più sulla loro oggettiva affidabilità in materia di privacy e data-security”.