SU GOOGLE, IIP: CRITICHE SONO UTILI, GUARDIAMO AL FUTURO

26 Nov SU GOOGLE, IIP: CRITICHE SONO UTILI, GUARDIAMO AL FUTURO

Peter FleischerGoogle’s global privacy counsel, ha risposto in questi giorni, sull’International Herald Tribune, alle critiche di quanti avevano evidenziato dubbi o temuto rischi per la privacy nei servizi offerti agli utenti. Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, commenta così le dichiarazioni di Fleischer: “Due premesse logiche. Primo, Google è sotto la lente di moltissimi esperti privacy internazionali per ragioni costruttive, positive e senza pregiudizi: niente di personale insomma, il colosso di Mountain View è un pioniere di internet e questo comporta per lui onori ed oneri, si analizzano i suoi comportamenti proprio perché oggi è il principale motore di ricerca globale. Secondo, nell’occuparsi di ciò che fa Google, ogni esperto pensa al futuro più che al presente: se proponiamo norme o policies più stringenti è per evitare cattive sorprese domani, a prescindere da come si chiameranno le aziende internet o i motori di ricerca che i cittadini utilizzeranno nel 2020. Nel merito, quello che molti giuristi europei chiedono a Google sono maggiori quantità e qualità di informazioni agli utenti prima che i loro dati siano trattati: auspichiamo, per esempio, che subito sotto la stringa di ricerca sia inserita un’informativa sintetica, brevissima e linkata alle privacy policy complete, che renda immediatamente consapevoli gli utenti del fatto che qualche loro dato verrà memorizzato e gestito in seguito a una semplice ricerca on line; oppure, ancora, che le Google-cars avvisino in maniera più forte e più chiara i cittadini di passaggio sulle strade durante le riprese per Street View (accettando inoltre eventuali rifiuti alla cattura delle immagini o cancellando prontamente le foto non oscurate per mero errore software). Nessuno può chiedere a Google e agli altri motori di ricerca – che spesso forniscono servizi indubbiamente utili – di fare i benefattori e di operare senza guadagni, ma è lecito esortarli a proteggere sempre di più la riservatezza degli internauti.”E Bolognini aggiunge: “Il ragionamento sulla qualità dei risultati (per cui si renderebbe necessaria la conservazione per almeno 9 mesi dei logs di ricerca – mentre l’Europa ne chiede massimo sei, una durata che ci sembra migliore) costituisce una giustificazione in parte comprensibile, ma non dimentichiamo che sul trattamento di tali dati pare si basino anche il sistema di advertising AdWords e quello AdPlanner: in poche parole, non si tratterebbe solo di qualità delle ricerche ma anche di qualità di un pur legittimo business. Al di là di ciò che conviene o non conviene ad un’impresa, bisogna sempre tenere conto anche dei diritti dei singoli cittadini e bilanciare gli interessi in gioco: la direttiva 95/46/EC, per esempio, già impone in molti casi il rilascio di informative e la raccolta di consensi espressi, ma forse andrebbe aggiornata insieme con la 2002/58/EC sulle questioni in esame. A proposito degli indirizzi IP, infine, a nostro parere essi sono, a tutti gli effetti, dati che consentono l’identificabilità di una persona in Europa: a sostegno di questa tesi, ricordiamo che in base alla direttiva 2006/24/EC, dal 15 marzo 2009, tutti i Paesi europei dovranno garantire l’effettiva univocità degli indirizzi di protocollo internet (IP), al fine di consentire l’identificazione diretta dell’abbonato o utente che effettua comunicazioni sulla rete pubblica.”