CALL CENTER, ISTITUTO PRIVACY: PIU’ LIBERTA’, MENO MOLESTIE

12 Nov CALL CENTER, ISTITUTO PRIVACY: PIU’ LIBERTA’, MENO MOLESTIE

Dopo il recente provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, mirato a proibire ogni forma di marketing telefonico non previamente autorizzato, a parere di Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, la questione resta irrisolta. Da un lato, rappresentanti degli operatori telefonici e dei call centers che denunciano il rischio della perdita di 30.000 posti di lavoro e la crisi del settore, invocando margini più elastici o addirittura deroghe complete alla normativa privacy. Dall’altro, alcuni paladini dei consumatori che esigono l’applicazione severa dei divieti, anche a livello penale, e sembrano non accettare confronti sui bilanciamenti tra diritti e libertà.

Bolognini lancia una proposta alternativa e commenta: “In medio stat virtus. Il Garante ha come sempre interpretato in maniera ineccepibile la legge vigente, che prevede il cosiddetto opt-in (è vietato telefonare senza previo consenso espresso dell’utente). Il problema infatti è a monte, nella normativa primaria, e lì andrebbe affrontato. Nel nostro Paese, con regole privacy strettissime, stiamo ottenendo due risultati negativi in un colpo solo: i call center rischiano di chiudere e i cittadini continuano a ricevere telefonate sgradite, spesso senza riuscire a farsi eliminare dagli elenchi degli operatori. Il motivo è semplice: risalire alla fonte di un consenso, magari rilasciato anni prima e relativo ad una singola utenza tra milioni, può essere una vera e propria “prova diabolica”, pressoché impossibile da realizzare anche per il call center più virtuoso, e questo impedisce al meccanismo di funzionare correttamente, scontenta gli utenti e aggrava gli operatori di responsabilità (pure penali) imprevedibili.   

La soluzione c’è, necessita di una minima modifica al D.Lgs. 196/2003 e si chiama opt-out; a nostro parere, bisogna introdurre in Italia – come già avviene in UK o USA – il sistema delle “Robinson List”: chiunque non desideri più ricevere telefonate potrebbe iscrivere il proprio nominativo in una lista ufficiale tenuta dall’Autorità Garante, che gli operatori avrebbero l’obbligo di consultare automaticamente almeno una volta al mese, depennando dagli elenchi chi vi risulti via via presente. Non farlo, causerebbe pesanti sanzioni ai call center. Parallelamente, bisognerebbe investire in campagne pubbliche di educazione dei consumatori, per renderli consapevoli sui loro diritti di opt-out. Solo così avremmo la certezza ufficiale della protezione degli utenti dall’invasione del tele-marketing indesiderato. Ci guadagnerebbero imprese e cittadini, con più libertà e minore confusione per tutti.”

Ma Bolognini aggiunge: “Attenzione però a chi, in nome del mercato, vorrebbe andare oltre ed espropriare il Garante e il Codice Privacy, attraverso un intervento legislativo più ampio, della competenza sulla materia: su questo saremmo assolutamente contrari, come abbiamo già spiegato, di recente, nella prima riunione con l’Intergruppo Parlamentare Privacy. Non è spostando le competenze, magari a favore di qualche altra autorità di controllo e con una legge ad hoc, che si proteggerebbero la serenità dei cittadini né tantomento l’industria del cold calling”.