RICERCA ISTITUTO ITALIANO PRIVACY: ITALIANI INDIETRO SULL’ABC DELLA PRIVACY ON LINE

RICERCA ISTITUTO ITALIANO PRIVACY: ITALIANI INDIETRO SULL’ABC DELLA PRIVACY ON LINE

Motori di ricerca, nuove tecnologie, intercettazioni e privacy: italiani fiduciosi on line, sospettosi al telefono e disinformati sulle profilazioni elettroniche. L’Istituto Italiano per la Privacy ha sottoposto a migliaia di anonimi soggetti un questionario per “tastare il polso” alla cultura della riservatezza nazionale.

Il questionario è stato compilato, in forma del tutto anonima e non rappresentativa, sia on line sia in formato cartaceo, da 1028 cittadini che l’hanno trovato disponibile sul sito dell’Istituto oltre che in diverse location pubbliche della Capitale e di altre città italiane. I risultati della ricerca sono preoccupanti, almeno con riferimento ad internet: il 62% di quanti hanno risposto non crede che i motori di ricerca conservino le “tracce” delle ricerche effettuate dagli utenti più di un giorno, e il 73% dice di non aspettarsi una profilazione a scopi di marketing sulle proprie scelte. Il 58 %, tuttavia, dichiara che – se fosse a conoscenza di profilazioni elettroniche da parte dei motori e avesse la possibilità di scegliere – le rifiuterebbe. Insomma, si delinea una ignoranza diffusa tra i nostri connazionali sulle pur legittime consuetudini commerciali di content provider come Google o Yahoo. Gli italiani che usufruiscono di siti gratuiti sembrano poi trascurare i propri diritti di scelta consapevole, e non pare che immaginino un trattamento dei loro dati successivo alle sessioni istantanee di ricerca.

Un atteggiamento esattamente opposto lo mostrano sulle comunicazioni telefoniche e sulla corrispondenza in genere: il 53% risponde di sospettare d’essere intercettato e addirittura il 60,5% considera probabile che famigliari o colleghi controllino di nascosto le proprie email. In questo caso, la distanza dalla realtà sembra inversa e decisamente eccessiva: saremmo un Paese di spiati.

Quanto alla curiosità e al gossip, emerge una fotografia più corretta e garantista: il 74% non condivide la pubblicazione di intercettazioni telefoniche sui giornali e soltanto il 2% di quanti hanno risposto al questionario dichiara di conoscere il reddito di almeno un vicino di casa.

Infine la fiducia nelle banche: solo il 45% si fida dei loro sistemi di sicurezza nel trattare i dati dei clienti on line, mentre il 55% teme di essere vittima di frodi con l’utilizzo su internet della carta di credito.

Ci era sorto il dubbio che gli italiani non fossero abbastanza consapevoli di quanto sia importante la tutela dei dati personali nell’era dell’ICT“, dichiara Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy. “Il questionario che abbiamo sottoposto a oltre 1000 persone, certo senza pretese di rappresentatività né di affidabilità sondaggistica ufficiale, ci ha tuttavia confermato questo nostro sentore e ne terremo conto negli approfondimenti dello studio sul tema. Non volevamo percepire quanti sapessero veramente cosa sia la “privacy” come concetto astratto. Piuttosto, volevamo capire quale fosse il grado di consapevolezza e preparazione su dove/come/quando il nostro diritto alla privacy viene messo in pericolo. Ne emerge un quadro problematico: al tramonto del 2008, l’alfabetizzazione nei confronti del Grande Fratello informatico sembra ancora insufficiente. Resistono paure ormai immotivate, da un lato, come avviene per le carte di credito o lo spionaggio; dall’altra parte, non si conoscono abbastanza i rischi reali e attuali, come accade nel caso dei trattamenti di dati nei motori di ricerca“.