10 Nov La newsletter del Presidente IIP – 10 novembre 2015

Cari Soci, Amici e Membri del Gruppo Linkedin dell’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei dati,

domani, 11 novembre, l’Istituto sarà ben rappresentato all’ICT Festival 2015 (http://www.festivalict.com/il-programma-2015/); ve l’avevo già segnalato nella precedente news. Visto l’interesse che ha destato il tema della privacy per il non profit di cui tratterò (mi avete scritto in diversi chiedendomi la presentazione – che a dire il vero sto componendo solo ora), credo proprio che gli dedicheremo un convegno IIP all’inizio del 2016. Sempre più onlus e ONG vivono di dati, di raccolte fondi e di profilazioni di donatori e aderenti, quindi la compliance privacy diventa chiave.

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Oggi poche parole ma importanti: SAVE THE DATE, l’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati vi invita a

“SELF(IE) CONTROL”

il 3 dicembre 2015 alle 15.00 a Roma presso la magnifica sede dell’Istituto Luigi Sturzo in via delle Coppelle 35.  

L’incontro mira ad inquadrare la discussione in tema di riservatezza e protezione dei dati personali on line nella chiave dell’autodeterminazione/empowerment degli utenti, che passa attraverso le possibilità di controllo dei propri dati offerte da soluzioni tecniche di facile uso, nelle quali la privacy sia incorporata by design. In sostanza, visto che l’istituto giuridico del “consenso” è sempre meno efficace, vogliamo trovare soluzioni che assicurino tutele senza finzioni legalesi astratte, poco immediate e inapplicabili al digitale.

L’evento rappresenta una preziosa occasione di approfondimento tra stakeholders dell’ecosistema digitale italiano ed europeo, tra cui ovviamente rappresentanti del Garante, primarie società nazionali e multinazionali del web e delle comunicazioni, giuristi, parlamentari e policy makers. Parleremo naturalmente anche del progetto europeo H2020 “Privacy Flag” di cui IIP è partner.

Chi è interessato, si prenoti subito scrivendo a: info@istitutoitalianoprivacy.org

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Ah, stavo quasi per dimenticare il diritto di essere dimenticati e la promessa della volta scorsa: come l’evoluzione cambi i desiderata in termini di diritti dell’immagine e dei dati, nelle persone. La peggiore sanzione che si potesse comminare nell’antichità era la damnatio memoriae. Per esempio, a Venezia fu colpito da questa terribile pena postuma il Doge Marin Faliero, morto giustiziato nel 1355. Se guardate ai ritratti dei Dogi nella Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale a Venezia, vedrete che il Tintoretto nello stemma di Faliero dipinse solo un drappo scuro con la scritta “Hic fuit locus Marini Faletri decapitati pro crimine proditionis”. L’alto tradimento gli causò il taglio della testa – c’è chi dice che sia peggio questo… – ma in aggiunta la sua immagine fu rimossa dai ricordi dei veneziani.

Al giorno d’oggi, invece, il diritto all’oblio e alla dimenticanza sta in cima alle classifiche per tutti noi: si pretende di vedersi sparire dalla memoria della rete, per innumerevoli motivi, quasi sempre opportunisticamente. Ed è, se vogliamo, paradossale ma comprensibile: più la vita si “mediatizza” e si esibisce, più rileva il bisogno di dosare l’esposizione e di intervenire per correggere la propria reputazione. Si preferisce (in vita, beninteso) la damnatio memoriae alla damnatio famae.

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Un caro saluto e alla prossima newsletter (quando vi scriverò di una figura chiave per le aziende del futuro, a mio avviso: il Data Protection Designer),

 

Luca Bolognini

lucabolognini@vecchioistitutoprivacy.dwb.it

http://www.lucabolognini.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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