GOOGLE, ISTITUTO PRIVACY: SE VERE INCHIESTE SU PROFILAZIONE, I GARANTI EUROPEI INTERVENGANO

13 Ago GOOGLE, ISTITUTO PRIVACY: SE VERE INCHIESTE SU PROFILAZIONE, I GARANTI EUROPEI INTERVENGANO

Roma, 13 agosto 2010 – AdnKronos – “Se quanto emerge dall’inchiesta del Wall Street Journal e da quella pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica corrisponde al vero, come immaginiamo, confidiamo nel fatto che i Garanti europei facciano valere quanto prima la normativa privacy europea. Non ci interessano sanzioni, ci interessa il rispetto concreto dei diritti d’ora in avanti: è passato anche troppo tempo per riflettere, ora i giganti del web si adeguino. Ci preoccupiamo della net neutrality o della conservazione dei dati di traffico per ragioni di sicurezza da parte dei providers e poi lasceremmo formare e conservare dettagliati database con i contenuti “intimi” delle nostre navigazioni? Più che di neutralità della rete, dovremmo badare ora come ora a neutralità e privacy sulla rete”.

Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, è netto: “Non è vero, come taluni sostengono, che la legislazione UE in materia di protezione dei dati personali non si applicherebbe a soggetti stranieri per la pubblicità basata sugli interessi degli utenti. Il parere 56 dei Garanti europei, il cosiddetto “Gruppo di lavoro Articolo 29″, espresso nel 2002 e quello recentissimo sulla profilazione pubblicitaria on line dello scorso 22 giugno 2010, per non dire della lettera congiunta che le autorità scrissero qualche mese fa ai grandi operatori di internet, parlano chiaro: l’uso di cookies, javascript e beacons (tutti file o programmini che servono a monitorare l’utente mentre naviga e a catturarne dati) rende pienamente applicabile la giurisdizione in cui si trova il pc dell’utente e i provider di pubblicità on line devono adeguarsi”.

Bolognini aggiunge: “Da anni vorremmo sapere, ufficialmente, se questi trattamenti siano legittimi o, se illegittimi, vorremmo vedere rispettati i diritti degli utenti nella pratica. Stando alle direttive comunitarie, queste raccolte di dati sarebbero legali solo in presenza di una esplicita e specifica informativa preventiva e di un consenso esplicito e validamente espresso, almeno una volta, da ciascun utente. Devono poi esserci strumenti facili e immediati per consentire ad ogni interessato di esercitare i diritti di accesso a tutti, ripeto tutti i propri dati (per esempio sapere se esistono negli archivi, dove e quando sono stati presi e come vengono usati, opporsi a trattamenti per fini di marketing o illegittimi). Informative nascoste in lunghe condizioni legali o politiche di cancellazione solo successiva (cd. opt out) non sono sufficienti a garantire la legittimità di queste profilazioni. Come spiegare ad un sito o negozio europeo che deve rispettare una serie di regole stringenti se vuole profilare i propri clienti per scopi di marketing, mentre un soggetto straniero può farlo in Europa senza adempiere esattamente a quanto richiesto dalle nostre normative? A Google, che è il principale innovatore e pioniere, e agli altri grandi operatori del web chiediamo la massima trasparenza: si presentino ai Garanti UE e chiariscano i dubbi di giuristi, cittadini e associazioni, se necessario smentendo ufficialmente quanto emerge dalle inchieste giornalistiche e confermando la totale legittimità dei loro trattamenti, o in caso contrario iniziando ad applicare alla lettera le leggi europee e cancellando tutto quanto archiviato finora”.

Fonti:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703309704575413553851854026.html?mod=WSJ_hp_us_mostpop_read

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/08/13/news/google_spia-6257171/?ref=HREC1-6

http://ec.europa.eu/justice/policies/privacy/docs/wpdocs/2010/wp171_en.pdf

http://ec.europa.eu/justice/policies/privacy/docs/wpdocs/2002/wp56_en.pdf

Replica di Google a Repubblica:

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/08/19/news/google_l_autodifesa_del_gf_nessuno_vi_spia_ecco_perch-6364589/