BING RIDUCE A 6 MESI LA CONSERVAZIONE DEI LOG, BENE PER L’ISTITUTO PRIVACY

20 Gen BING RIDUCE A 6 MESI LA CONSERVAZIONE DEI LOG, BENE PER L’ISTITUTO PRIVACY

Roma, 20 gennaio 2010 – Microsoft abbassa a 6 mesi il tempo di conservazione dei dati delle ricerche degli utenti on line. Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, apprezza la decisione e commenta: “Microsoft ha finalmente deciso, senza più aspettare che tutti gli operatori si adeguino, di seguire la strada virtuosa indicata dal Gruppo di Lavoro dei Garanti Europei (Article 29), riducendo sensibilmente i tempi di conservazione di dati che possono rivelarsi personali e sensibilissimi: analizzando quello che ognuno di noi cerca ogni giorno sul web è possibile risalire ai nostri gusti, alle patologie di cui soffriamo, alle nostre convinzioni politiche, alla nostra fede e a tanto altro, ed è bene che queste informazioni siano cancellate o rese assolutamente anonime nel minore tempo possibile. Ma non di sole tempistiche è fatta questa novità: nel caso di Bing, infatti, al termine dei sei mesi i dati verranno anonimizzati con una tecnica che non consentirà in alcun modo di “tornare indietro” e ri-conoscere l’utente. Dunque si potrà parlare di effettiva cancellazione dei dati personali. Purtroppo, non tutti i motori di ricerca stanno facendo lo stesso – in termini sia di tempi, sia di tecniche d’anonimizzazione – ma confidiamo nel fatto che l’esempio di Microsoft smuova il mercato verso un approccio più amico della privacy. Trattare i dati personali di chi naviga è indispensabile per il funzionamento tecnico di un motore di ricerca, ma non dimentichiamo che lo è anche per fare pubblicità e quindi per guadagnarci: ci sono interessi in gioco, e questi interessi devono rispettare gli utenti web per non perderne la fiducia”.

Bolognini aggiunge: “Come Istituto Italiano per la Privacy lavoriamo affinché i nostri Soci e più in generale le imprese che trattano abitualmente dati personali si adeguino alle regole indicate dai Garanti Europei o, addirittura, in alcuni casi le precedano come best practice. Non sempre ci troviamo d’accordo, come esperti di data protection, con le aziende nostre Socie e con le pratiche in uso nel mercato tecnologico. Ma il nostro “mestiere” è quello di insistere per il loro miglioramento e di far capire il valore di certe scelte: per questo siamo soddisfatti della notizia, che indica anche l’utilità della nostra attività di sensibilizzazione in materia di protezione dei dati personali. La privacy è un asset, che dà valore all’impresa, e chi la vive come un freno o un rischio non può affrontare con successo il mercato digitale.”